RomaCammina è un’associazione fatta di persone, relazioni e cammini condivisi.
Per questo non possiamo ignorare un tema che riguarda da vicino la nostra società e, spesso, anche le nostre comunità: la violenza di genere.
Siamo un’associazione con una forte presenza femminile, sia nello staff sia tra le persone associate, e sentiamo la responsabilità di dare il nostro contributo non solo attraverso il movimento e la condivisione, ma anche attraverso l’informazione e la consapevolezza.
Questo articolo nasce con l’obiettivo di fornire alcune informazioni di base, utili a orientarsi nel caso si subisca o si assista a una situazione di violenza di genere: a chi rivolgersi, quali sono i primi passi possibili, quali strumenti esistono per chiedere aiuto e denunciare.
Parlare di questi temi non è mai semplice, ma conoscere i propri diritti e sapere che non si è sole o soli può fare la differenza. Anche questo è un modo di camminare insieme.
rompere il silenzio
Ascoltare i campanelli d’allarme
La violenza nelle relazioni, in special modo la violenza da parte di un partner, nella vita delle donne è la forma di violenza più comune.
Rompere il silenzio è il primo passo per uscirne.
Ogni comportamento che possa essere ricondotto a una delle parole dell’immagine nasconde una forma di abuso, di sopraffazione: saperlo riconoscere come tale è il punto che fa la differenza fra una relazione sana e una no.
Nella donna vittima di violenza è possibile riconoscere i seguenti sintomi:
- psicologici: paura, confusione, stati d’ansia, stress, attacchi di panico, depressione, insonnia, perdita di autostima, agitazione, auto colpevolizzazione;
- comportamentali: ritardi o assenze dal lavoro, agitazione in caso di assenza da casa, racconti incongruenti relativi a lividi o ferite, chiusura, isolamento sociale;
- fisici: contusioni, bruciature, lividi, fratture, danni permanenti, aborti spontanei, disordini alimentari.
Nelle situazioni di abuso di coppia si tratta di una tecnica che manipola e controlla producendo dipendenza emotiva. Destabilizza la vittima creando momenti di attaccamento e momenti di disimpegno.
- È imprevedibile
- Alterna attenzione e calore a freddezza e disimpegno
- Costruisce cicli di speranza e delusione
- Produce ansia e confusione
- Rafforza il legame traumatico
Di solito una vittima non reagisce alle prime avvisaglie di un comportamento violento con comportamenti di fuga, allontanamento o ribellione: è portata piuttosto a perdonarlo o comunque a trascurarlo, confidando che non si presenti più.
Un ceffone è già troppo.
Non sei sola
Che fare?
Un numero attivo 24h su 24, da cui rispondono operatrici specializzate.
È gratuito e opera in 5 lingue.
Non puoi parlare al telefono? Scrivi al 1522 via chat sul sito ufficiale: www.1522.eu.
I CENTRI ANTIVIOLENZA
Sono centri attivi in tutta Italia – il 1522 indica quello più vicino a cui rivolgersi – nei quali lavorano donne pronte a sostenere le vittime senza giudicarle e ad aiutarle segretamente a uscire dal tunnel della violenza. Offrono ascolto anonimo, sostegno psicologico, orientamento e consulenza legale gratuita.
Sul sito di Roma Capitale si può consultare la mappa dei Centri romani oppure cercare il centro più vicino qui https://www.direcontrolaviolenza.it/.
LE CASE RIFUGIO
Spesso a indirizzo segreto, se necessario ospitano le donne e i loro figli minorenni per un periodo di emergenza
IL PRONTO SOCCORSO
In caso di ferite o lesioni derivate da un’aggressione fisica, è importante recarsi al Pronto Soccorso e farsi rilasciare un referto dal medico di turno.
In alternativa è possibile farsi rilasciare un certificato dal proprio medico di fiducia.
in emergenza
Segnale universale di pericolo
Un gesto silenzioso in cui si piega il pollice nel palmo della mano e si chiudono le altre quattro dita a pugno sopra di esso, per comunicare pericolo e richiedere aiuto in modo discreto, soprattutto in videochiamate o quando l’aggressore è vicino.
Questo gesto, creato dalla Canadian Women’s Foundation nel 2020, è diventato globale e richiede la consapevolezza di chi lo osserva, che deve chiamare immediatamente il 1522 o il 112.
Come eseguire e riconoscere il gesto
Esecuzione
- alza la mano, palmo verso l’interlocutore
- piega il pollice verso il palmo e poi chiudi le altre quattro dita sopra il pollice, formando un pugno
Riconoscimento
- se vedi qualcuno fare questo gesto, è un segnale di aiuto in situazioni di pericolo domestico.
Cosa fare se lo vedi
Non ignorarlo
È un segno di richiesta d’aiuto urgente.
Chiama aiuto
Contatta subito il numero antiviolenza nazionale 1522 (gratuito e attivo 24/7) o i numeri di emergenza locali (112/113).
Comunica in modo sicuro
Se possibile, cerca di fare domande chiuse (“Vuoi che chiami qualcuno?”) o chiedi informazioni via messaggio (es. “Manda un messaggio”) per non mettere in pericolo la persona.